Il protocollo Gallimberti Bonci

L’utilizzo di impulsi magnetici indirizzati a precise aree del cervello si è rivelato decisamente incisivo nel trattamento di persone da tempo dipendenti da cocaina. I risultati riportati in questo studio inducono a sperare che finalmente si possa disporre di un primo efficace trattamento medico per la dipendenza da cocaina, ancorché – come è ovvio – siano necessari studi assai più vasti e soprattutto protratti nel tempo,  per confermare la rilevanza clinica di questo effetto.

Il lavoro scientifico si è svolto a cavallo dell’Atlantico, tra America ed Europa, ma la faccenda fa capo a ricercatori tutti italiani: di là dall’oceano Antonello Bonci, direttore scientifico dell’autorevole NIDA (National Institute of Drug Abuse, Baltimora, USA), di qua Luigi Gallimberti, psichiatra e tossicologo, e Alberto Terraneo, neuropsicologo, entrambi operanti presso l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico  San Camillo di Venezia. L’idea nasce e si struttura ad opera di Bonci e viene poi implementata e messa in pratica da parte di Gallimberti e Terraneo presso il Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova in collaborazione con l’IRCCS San Camillo di Venezia, coinvolgendo diverse persone bisognose di un trattamento anti-cocaina.

Partendo dalla conoscenza del fatto che l’uso continuativo della cocaina arreca danni alla corteccia prefrontale – cioè a quella parte del cervello che si trova dietro la fronte –  ed è inoltre causa di una significativa riduzione del volume cerebrale e dell’attività chimica dei neurotrasmettitori, i ricercatori hanno sperimentato e messo a punto una tecnica di stimolazione magnetica di quell’area – Corteccia Dorsolaterale Prefrontale – riuscendo, per così dire, a “riaccendere” con tale stimolo la parte  in precedenza “spenta” dalla cocaina. In conseguenza di ciò, circa due terzi delle persone trattate con questa terapia realizzavano la sostanziale scomparsa del “craving”, cioè di quella insaziabile fame di sostanza  che è caratteristica della tossicodipendenza.